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RINNOVIAMO LA POLITICA
Le linee programmatiche di Riccardo SARFATTI per il PD in Lombardia
I valori del Partito Democratico sono quelli acquisiti e definitisi nelle grandi culture democratiche del 900. In particolare di quelle europee del liberalismo, del socialismo, del cattolicesimo popolare e dell’ambientalismo. Sono i valori della pace, della libertà, della solidarietà, della coesione sociale, dei diritti universali, dell’uguaglianza delle opportunità, del riconoscimento e della valorizzazione del merito, della laicità e della legalità.
Ma i problemi che il mondo oggi pone con evidenza sono problemi in grande parte inediti, sia dal punto di vista materiale che spirituale. Per questo è necessario che in un unico ambito politico si ritrovino e si confrontino esperienze e culture di diversa storia e impostazione; perché da nessuna delle vecchie ideologie possono venire le soluzioni adeguate per i problemi nuovi. Ma nulla dobbiamo perdere di ciò che può venire da ogni passato, che accetti di mettersi in gioco, perché riconosce i propri limiti, e che vede nel confronto e nella nuova sintesi il più alto riconoscimento e la valorizzazione della propria storia e tradizione. Nella costruzione del PD, sarà necessario acquisire che “il passato divide, mentre il futuro unisce”.
Innovare la politica significa modificare a fondo i modi e le regole attualmente in uso. Significa creare un nuovo rapporto tra politica stessa e società. Innovare la politica oggi in Italia significa altresì porre con determinazione la questione del ceto politico da almeno tre punti di vista: ricambio generazionale, immissione di competenze e reintroduzione di un percorso di consenso trasparente nella scelta dei gruppi dirigenti e delle candidature per le istituzioni.
Libertà, democrazia e sviluppo
Nel futuro immediato, appare di rilevanza politica decisiva la riaffermazione del valore di libertà come un caposaldo, che qualifica i principi cardini della democrazia, per allontanare qualsiasi conflitto tra democrazia e libertà. Le libertà di ognuno rischiano costantemente di ridursi. Se le si considera riferite alle quotidiane esigenze, esse appaiono ben diverse da quella generica idea di libertà, tutta ideologica, che viene propagandata dal mondo della destra politica. Per il futuro PD, la libertà cui riferirsi dovrà essere quella molteplicità di libertà “sostanziali”, di cui abbiamo bisogno nella nostra vita quotidiana. La libertà di respirare aria pulita, la libertà di avere un lavoro di buona qualità, la libertà di potersi muovere nei territori con tempi e mezzi della modernità, la libertà di avere una formazione adeguata alle nuove necessità che i cambiamenti portano con sé, cioè una formazione continua, la libertà per tutti di poter effettivamente soddisfare diritti universali, la libertà di disporre di servizi effettivamente accessibili con un giusto rapporto tra qualità e prezzo e senza costo per i più indigenti; la libertà di disporre delle risorse indispensabili per condurre la propria vita dopo il tempo di lavoro; la libertà di poter essere diversi dai modelli stabiliti dal senso comune.
Da questa concezione della libertà il PD dovrà orientare le proprie proposte nelle diverse direzioni dell’attività politica, in particolare verso quelle necessarie a definire e mettere in atto la ripresa dello sviluppo, per coniugarla con i “nuovi modelli” dell’era moderna. Uno sviluppo non più unicamente volto alla crescita delle dimensioni economiche, ma che metta al primo posto, in ogni ambito, i più avanzati livelli di qualità, in particolare la qualità della vita. Uno sviluppo diverso, innanzitutto rispettoso dell’ambiente, a salvaguardia delle generazioni future. Attento all’uso e al consumo delle risorse energetiche tradizionali, che potenzia e punta sulla diffusione di quelle alternative. Ciò ha direttamente e immediatamente a che fare con i modi e le tecnologie della produzione, così come con quelle relative alla mobilità. Uno sviluppo, infine, che operi nel creare situazioni di benessere e di democrazia in tutte le aree del pianeta, abbandonando le politiche emergenziali di aiuto o, peggio ancora, di interventi militari e puntando invece su azioni di collaborazione tese a creare ovunque nel mondo condizioni di base per una crescita economica, culturale e politica.
Per il PD sarà basilare il rapporto costante tra sviluppo e democrazia. Nuovo sviluppo e nuova democrazia costituiscono un nesso inscindibile: entrambi rappresentano oggi due grandi problemi che avvolgono il mondo intero. Nessuna possibilità di nuovo sviluppo è pensabile senza nuova democrazia.
Un partito più snello per una larga partecipazione
I limiti della democrazia realizzata appaiono ormai evidenti dalla constatazione di quanto essa abbia legittimato straordinari aumenti delle disuguaglianze, egoismi particolari, riduzione della partecipazione, opacità di meccanismi amministrativi. Nuovi livelli di democrazia sono oggi indispensabili perché soltanto partecipazione, condivisione delle scelte, rappresentanza effettiva della molteplicità degli interessi diffusi e trasparenza delle decisioni, possono consentire di indirizzare in altre direzioni gli interessi forti che operano all’interno del libero gioco di mercato. Liberalizzazioni e rafforzamento delle authorities che sorvegliano l’andamento dei mercati, contrastando le posizioni dominanti e il loro progressivo consolidarsi, devono essere parte integrante del progetto di una più avanzata democrazia.
E nuovi livelli di democrazia dovranno caratterizzare la stessa vita interna del partito nuovo per eliminare rischi oligarchici. Il PD, di per sé stesso dovrà essere esemplare nel caratterizzarsi come ambito di democrazia rinnovata. Un nuovo rapporto tra iscritti e dirigenze; limiti temporali per l’assunzione di cariche; referendum interni sui temi di grande rilevanza; uso ampio delle primarie per l’individuazione delle cariche o delle candidature nelle istituzioni politiche e amministrative; equilibrio tra uomini e donne, meccanismi certi per il rinnovo delle cariche e per il coinvolgimento e l’inserimento dei giovani. Anche all’interno del PD riconoscimento e valorizzazione del merito. Tutto ciò sarà tanto più facile da realizzare, quanto più la democrazia si avvarrà dell’uso del web. La nuova agorà del XXI secolo, dove il rapporto con gli elettori diventa più diretto e trasparente.
Contenuti, regole e organizzazione, costituiscono i tre assi portanti per la crescita e per il ruolo politico del PD. La connessione di qualità e quantità è, ancora una volta, condizione sine qua non. L’intenzione è quella di operare in modo che il PD sia partito che non perde le caratteristiche “di elite”, ma che si rinforza col coinvolgimento di quelle “di massa”.
Come ambito politico di unione di tutti i riformismi, il Partito Democratico, rappresenterà anche, compiutamente, l’evoluzione e il superamento storico del progetto dell’Ulivo.
Il Nord, la Lombardia e la prospettiva federalista
Nella fase attuale, devono prevalere le ragioni-forza della nascita del PD nel contesto di un asfittico quadro politico italiano: la necessità di una forza riformista popolare di rilevanti dimensioni elettorali, come in altri Paesi di democrazia avanzata; la semplificazione del quadro politico voluta dagli elettori; il rinnovamento del centrosinistra in vista dell’auspicata nuova legge elettorale, che riconfermi l’assetto maggioritario.
In quest’ottica assume particolare rilevanza il ruolo del PD per le grandi regioni del Nord, dove la profonda innovazione della proposta politica del centrosinistra è funzionale alla necessità di raccolta di nuovo consenso, per il ritorno al governo di questi territori.
La specificità dei territori del Nord in genere, e quella della Lombardia in particolare, sono il contesto all’interno del quale deve operare il PD in Lombardia. L’approccio innovativo e riformista a partire dall’ampiezza delle specifiche problematiche di questi territori è decisivo per l’intero Paese e il PD costituirà l’ambito politico in cui tale approccio potrà e dovrà essere portato.
Da troppo tempo si è persa la capacità di connettere in un progetto di ampio respiro, che voli alto e sappia proporre futuro, le due caratteristiche strutturali che definiscono oggi la Lombardia: una forte carica di modernità, effettivamente connessa con l’Europa e il Mondo, e un altrettanto diffusa presenza di disagio sociale, povertà e precarietà crescenti. Un progetto capace di proporre un nuovo sviluppo in armonia con le esigenze di qualità (cioè non tutte!) del produrre, ma che trovi negli strumenti e nei modi del superamento del disagio sociale, ulteriore e decisivo impulso, sia per la realizzazione effettiva di sviluppo, sia per rispondere al principio ineliminabile della universalità dei diritti. Non può esservi miglioramento della qualità della vita se essa non è, tendenzialmente, per tutti.
In questa direzione, specificatamente lombarda, va pure affermato che il federalismo non è una mediazione obbligata dall’impeto leghista, ma è una profonda convinzione, anche metodologica, E’ indispensabile che l’approccio federalista si irradi ad ogni livello, realizzandosi nelle regioni, come federazione di province e di comuni, e nell’ambito nazionale come federazione di regioni. Al fine di armonizzare costantemente le spinte locali con l’interesse generale.
Il riscatto del centrosinistra nei territori
L’accelerazione di Ds e Margherita verso il nuovo Partito Democratico ha vivacizzato il panorama politico italiano e ha creato le condizioni per una forte innovazione nella politica. Un’occasione decisiva ed importante per il Paese, ma vitale per il futuro benessere politico della Lombardia.
Da quasi 15 anni in Lombardia governa il centrodestra e lo stesso avviene per Milano. Una realtà politica che è l’evidente testimonianza di come i grandi processi di trasformazione sociale ed economica siano rimasti, nei fatti, distanti dalla capacità di analisi delle forze del centrosinistra. Rivelando la debole e inadeguata risposta fornita alla domanda proveniente dal mondo del lavoro a quello dell’impresa, dall’artigianato al commercio, dalle professioni al lavoro autonomo, dai servizi al disagio sociale, dalla cultura all’ambiente.
Non avrebbe alcun senso, oggi, perdersi nella ricerca di responsabilità individuali o di parte. Così come non ha alcun senso predicare l’antipolitica e il conflitto permanente con i partiti politici. Nei territori del Nord il problema tocca l’intera collettività del centrosinistra e riguarda, se pure in forme e modi diversi, partiti, associazioni, intellettuali, settori di società civile.
Tra ceto dirigente del centrosinistra e elettori lombardi sono mancati quadri politici capaci di intercettare le esigenze nuove e di portarle all’interno della politica, per dare forza e vigore ad un progetto di sviluppo alternativo e diverso da quello formigoniano e leghista. Troppe volte e troppo spesso è mancata la fiducia e la convinzione nella possibilità di proporre e attuare progetti di ampio respiro, fondati sui grandi valori della cultura democratica e riformista.
Le forze vive del contesto sociale ed economico richiedevano risposte, che dovevano essere date a loro così come a quella progressiva e crescente emarginazione sociale, accentuata dai grandi flussi di immigrazione, prodotti dalla globalizzazione incalzante, ma anche da oggettive necessità di economia interna.
In realtà i quadri politici del centrosinistra sono stati spesso deboli in entrambe le direzioni, troppo concentrati in logiche auto-referenziali, che hanno portato ad attribuire un peso eccessivo alla cura del posizionamento e dei rapporti tra le diverse e frazionate organizzazioni.
In Lombardia la soggezione verso il formigonismo ha reso difficile la sintonia con una realtà caratterizzata dalla stretta compresenza di aspetti di avanzata modernità e di grande disagio sociale. Qui, assai più che altrove, l’innovazione della politica è perciò fatto decisivo per il futuro della regione. Ma anche per il Paese, dato il ruolo e il peso che la regione stessa ha nel contesto europeo e mondiale.
L’entusiasmo per un nuovo orizzonte
L’attuale fase di nascita del Partito Democratico, con le elezioni del 14 di ottobre e con la formazione delle Assemblee Costituenti, nazionale e regionale, dovrà essere caratterizzata dalle due colonne portanti di ogni nuovo “stato nascente”: partecipazione ed entusiasmo.
Sarebbe imperdonabile sottovalutare il rischio di una scarsa affluenza ai seggi elettorali e, ancor di più, che le Costituenti non siano già esse formate da un ampio ventaglio di delegati, che vada ben oltre le attuali e tradizionali rappresentanze politiche. In entrambe le Costituenti non potranno mancare donne e uomini, giovani e anziani, che rappresentino volti, storie, esperienze personali davvero nuovi per la politica.
Anche il rinnovo dei ceti dirigenti è percorso riformista. Contendibilità delle leadership e loro rinnovamento devono essere la cifra del partito nuovo. Ma sbaglierebbe gravemente chi presupponesse “sostituzioni pesanti” dei ceti dirigenti attuali. Se la responsabilità di quanto successo è responsabilità collettiva, ora la priorità è consentire l’innesto di persone nuove, che portino alla politica gran parte di quanto, per lunghi anni, ne è rimasto fuori. Ci sono le condizioni perché ciò possa realizzarsi col voto popolare del 14 di ottobre, ma non è scontato che ciò avvenga.
Candidature plurali, risorsa per il partito nuovo
Ampia riconoscenza va riservata a DS e Margherita per la storica decisione di andare oltre sé stessi. E altrettanto va fatto nei confronti di Walter Veltroni, che per primo ha fornito la sua disponibilità per la candidatura alla guida del partito. Così come a Rosy Bindi (unica donna nell’intera contesa) e a Enrico Letta, che con pari generosità hanno deciso di animare il confronto, arricchendolo e qualificandolo col loro contributo. In Lombardia, però, non è apparsa un’analoga ampia disponibilità per la guida del PD. Nella proposta dei dirigenti regionali dei due partiti di un’unica candidatura congiunta, è anzi apparso un ricompattamento, sul piano locale, sia dei due partiti che delle loro correnti interne. Ciò non depone a favore di quel percorso di scomposizione e riaggregazione che, invece, è linfa vitale per l’innovazione di una forza politica nuova.
Che ciò sia avvenuto nel territorio che più di ogni altro necessita di un forte segnale di discontinuità, rischia di smorzare quegli entusiasmi che bisognerebbe invece tenere vivi, per accompagnare l’intero processo innovativo. Perciò, in linea con le decisioni adottate dall’Apd Lombardia nel luglio scorso, relative alla proposta di formazione di liste che privilegino il rinnovamento della politica, ho ritenuto opportuno di porre la mia candidatura alla Segreteria Regionale del Partito Democratico.
Ho cioè messo nuovamente a disposizione la mia esperienza, maturata fuori dalla politica, ma poi completamente dedicata ad essa, successivamente alla mia candidatura alla Presidenza della Regione Lombardia, sostenuta da tutte le forze politiche del centrosinistra nelle elezioni regionali del 2005.
Mi auguro che la candidatura possa essere apprezzata da quel vasto mondo dei non iscritti agli attuali partiti politici, che sono interessati e desiderosi di fornire il proprio apporto alla politica in una prospettiva di vero e profondo rinnovamento, potendo essere, essi stessi, protagonisti decisivi del cambiamento. Ed essere apprezzata anche da quelle forze attive operanti nel lavoro, nell’impresa, nella finanza, nelle professioni, che tanta parte possono avere per la effettiva ripresa di uno sviluppo di qualità nei nostri territori, e che sono da tempo lontane da un rapporto con la politica, ma che oggi comprendono le conseguenze negative di questa loro lontananza. Ma essere apprezzata, infine, anche dalle forze più coscienti del centro destra, che non si sentono rappresentate né dagli estremismi leghisti e berlusconiani, e neppure dal più sofisticato, ma provinciale formigonismo.
In ogni caso, sulla base di un’autonoma posizione politica, mi adopererò perché si realizzino le condizioni della più ampia garanzia del confronto fra tutte le posizioni in campo.
Il futuro col Partito Democratico
Sono certo che la Lombardia, in una logica federale del partito nuovo, potrà svolgere un ruolo di grande laboratorio politico e culturale, utile a sé stessa e all’intero Paese, in particolare per la riconciliazione tra centrosinistra ed elettori lombardi, che mi rifiuto di ritenere irrecuperabili ai grandi valori della solidarietà, dello sviluppo, della qualità, della laicità, del merito e della cultura. In una parola sola della libertà. Intesa come condizione per il mantenimento dell’autonomia e della realizzazione del progetto di ciascuno, per il miglioramento della qualità della vita complessiva, attuale e delle generazioni future. Nonché come laboratorio per un progetto alternativo al centrodestra, nella prospettiva di assetti istituzionali rinnovati e in una logica maggioritaria e bipolare.
Valga infine come essenza di qualsiasi programma politico, quanto affermato all’interno del Manifesto per il PD, elaborato a suo tempo dai saggi:
“Per noi, i democratici, la politica è prima di tutto servizio, è una nobile forma di amore per il prossimo e per il nostro Paese. Per questo vogliamo riscattarne il valore, difendendolo dalle degenerazioni affaristiche, dalle manipolazioni delle procedure democratiche, dalle oligarchie inamovibili. E restituendo fiducia alle persone disposte a impegnarsi per pura passione civile, in forma volontaria e a proprie spese”. |
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